CICLABILE PASSAU-VIENNA
La Classica del Danubio
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7 Luglio 2012.  Partiamo da Passau  “la città dei tre fiumi” in cui Danubio, Inn ed il minuscolo Ilz confluiscono per continuare il loro percorso verso sud. Il punto di confluenza dei tre fiumi offre una vista davvero incantevole.
Il tratto austriaco della pista ciclabile del Danubio (330 km circa) si sviluppa su un terreno prevalentemente pianeggiante e attraversa un territorio che dà l’opportunità di gustare un viaggio naturalistico, culturale ed artistico veramente unico. Si pedala circondati da boscosi pendii il cui verde intenso si riflette nelle acque del fiume, si superano le chiuse costruite per alimentare le centrali idroelettriche e per difendere i centri abitati dal rischio di inondazioni:  in alcuni tratti l’argine del fiume è sorprendentemente basso. La pista segue in prevalenza il corso del fiume, da cui a volte  si allontana per inoltrarsi nei campi coltivati a grano e pannocchie. Per arrivare infine nella Wachau, la fertile valle famosa per i suoi vigneti e per la produzione di albicocche (Marillen in Austria). I paesini che si attraversano  sembrano  tratti dalle fiabe dei fratelli Grimm con le loro casette basse dai tetti spioventi e liberi da antenne, su cui svettano i campanili talvolta barocchi talvolta gotici.
La prima tappa del viaggio ci porta verso sera a Schlӧgen. Il clima è molto afoso ma lo spettacolo del Danubio è da mozzafiato:  qui il grande fiume disegna una meravigliosa ansa, dando l’impressione quasi di voler tornare indietro.
Tante  sono le occasioni di visita lungo il percorso: Linz, la terza città dell’Austria, è un importante centro industriale che vale la pena di visitare se non altro per passeggiare nell’enorme piazza di impronta barocca al cui centro troneggia la colonna della Trinità.
Dopo Linz facciamo una deviazione per andare a St. Florian dove sorge l’omonima abbazia agostiniana: un tripudio di barocco. Il percorso ci porta poi nei pressi di Mauthausen, località tristemente famosa per il  tragico campo di sterminio nazista. Decidiamo di visitare il Memoriale, non per turismo o per curiosità,  ma perché non ce la sentiamo di “tirare dritto” ignorando il luogo in cui centinaia di migliaia di persone hanno trovato una morte atroce. Per arrivare al campo si deve compiere una breve deviazione: la lugubre costruzione si intravede oltre un esteso campo di grano, a cui si arriva dopo una ripida salita di circa 3 km. Una sensazione di cupa angoscia ci opprime: per una sorta di inaspettata empatia ci sembra di avvertire il terrore dei deportati, stipati nei camion e condotti, incolpevoli, a scontare una pena insopportabile. Forse compiendo lo stesso tragitto che stiamo percorrendo oggi in bici. Pensando ad un campo di sterminio sei preparato a vedere le camerate, i forni crematori, la camera a gas, persino le foto dei cadaveri ammucchiati. Quello che ci coglie di sorpresa sono le foto dei suicidi che si sono appesi alle sbarre dei letti ed ai tubi dell’acqua dei bagni. E ti viene in mente l’orrore che Primo Levi esprime nella sua opera “Se questo è un uomo”.
Trascorriamo la notte in un albergo sulle montagne nei pressi di Grein: arriviamo a destinazione all’imbrunire. Oggi abbiamo percorso più di cento km, di cui gli ultimi 10 in salita, e siamo piuttosto provati. La mattina dopo, prima di rimetterci in viaggio, decidiamo di addentrarci nel centro storico di Grein: saliamo fino al castello che dall’alto domina il fiume e la città, poi giù fino alla piazza dove vorremmo visitare il piccolo teatro rococò, il più antico teatro civico d’Austria mantenuto in stile originale. Ma il teatro è chiuso al pubblico perché giornata di prove. Ancora delusi per la mancata visita, ripieghiamo sulla chiesetta dedicata a Sant’Egidio. Si tratta di una costruzione tardo gotica con la cupola barocca.  Ci colpisce leggere che l’entrata principale, originariamente nella torre, è stata murata dopo un assassinio avvenuto lì nel 1660.
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Di nuovo in sella verso il monte su cui sorge la cittadina di Maria Taferl, con il famoso Santuario costruito sul luogo in cui si ritiene sia apparsa la Madonna.  Taferl in tedesco significa tavoletta: infatti vicino alla chiesa c’è uno zoccolo di pietra sacrificale che pare risalga all’epoca dei celti. Dal piazzale antistante si può godere un bel panorama del fiume che scorre nella valle, in questo punto molto ampia. Tappa obbligata per gli amanti delle due ruote è Ybbs. Qui è stato allestito un piccolo museo che ospita i più svariati modelli di bicicletta: ci trovi anche quella con la capotte per riparare dalla pioggia (sembra quasi una macchina con i pedali), il modello utilizzato dai pompieri con tanto di tubo per l’acqua, le bici militari con l’alloggiamento per il fucile e le biciclette giocattolo. La scelta di dedicare un museo alla bicicletta testimonia l’importanza che riveste questo mezzo di trasporto per gli Austriaci. D’altra parte nella settimana trascorsa sulle due ruote abbiamo avvertito molto forte la sensazione che in Austria i ciclisti siano rispettati ed accolti con favore ovunque. Il numero delle piste  ciclabili è davvero rilevante e le poche volte in cui il percorso incrocia una statale gli automobilisti tendono a cedere il passo alle biciclette.

Altra visita imperdibile è quella dell’ l'Abbazia benedettina di Melk, un imponente edificio barocco che dall’alto troneggia sul caratteristico paesino. L’abbazia è famosa anche perché è qui che il protagonista del romanzo “Il nome della Rosa” scrive le sue memorie. Facciamo una sosta anche a Willendorf dove nel 1908,  durante la costruzione di un tratto della ferrovia, è stata trovata la cosiddetta “Venere di Willendorf”. Quella che si può ammirare all’interno del piccolo museo molto curato e didattico è però soltanto una copia, poiché l’originale è custodito nel Museo di Storia Naturale di Vienna. Poi c’è Tulln, città natale di Egon Schiele, con il museo a lui dedicato. All’esterno del museo si trova una statua in bronzo dello sfortunato artista morto all’età di soli 28 anni. Ma Tulln è anche la città dei Nibelunghi: sul fiume si staglia un bel gruppo bronzeo raffigurante Attila che incontra la sua futura sposa Crimilde.

Ed infine arriviamo alla meta del nostro viaggio, Vienna. Un po' ci rattrista dover abbandonare il fiume che ci ha accompagnato, maestoso ed inconsapevole, in questi giorni. Tanti sono i ciclisti che come noi scelgono di compiere questo percorso. Si incontrano più volte lungo la pista, sul traghetto da una sponda all'altra del fiume, oppure  in una delle numerose gasthaus in cui sostare per gustare la Wiener Schnitzel e dissetarsi con la famosa Radler, la bevanda dei ciclisti, composta per metà da birra e metà limonata.

A proposito, ci siamo abbronzati: ha piovuto solo per 20 km sui 421 percorsi in totale.

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