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Venerdì 19 Settembre 2008 20:32

Nomi immortaliGli eponimi hanno un diffuso impiego in medicina: il nome di un personaggio viene spesso usato per indicare una condizione, uno strumento o una situazione complessa.
Eponimo deriva dal greco “sopra” e “nome” per indicare una parola che viene assegnata in nome a qualcuno o qualcosa. Non è solo un fenomeno della medicina: l’ungherese Laszlo Biro, che nel 1938 inventò la penna a sfera, ha lasciato il suo nome a quel diffusissimo strumento.

In campo medico gli eponimi sono usati per comunicare sinteticamente complessi problemi sanitari, per indicare pratiche che sarebbe lungo descrivere analiticamente ed anche per colorire la letteratura medica o aggiungere un alone di misterioso fascino (e talora di incomprensione) all’intricato linguaggio della medicina.
Le organizzazioni sanitarie internazionali raccomandano grande cautela nell’uso degli eponimi perché possono creare confusioni e malintesi, dato che possono essere legati a particolari condizioni locali, ad una lingua o ad un momento storico. Una caratteristica iperfunzione della ghiandola tiroide venne descritta all’inizio del 1900 in Italia da Flaiani, in Inghilterra da Graves ed in America da Basedow. La malattia è la stessa ma era riportata con tre diversi eponimi. Da studente l’ho conosciuta come sindrome di Flaiani-Graves-Basedow
Sfogliando le cartelle cliniche si può incappare in curiose enunciazioni “…il paziente, con malattia di Hodgkin ed associata sindrome di Marfan, presenta il riflesso di Babinski positivo…”.
Gli eponimi non sono solo celebrativi della memoria di un cultore delle scienze mediche particolarmente geniale, ma sindromi e malattie portano talora nomi derivati dalla mitologia greca o romana, di artisti famosi, di località, di figure leggendarie o bibliche.
Le malattie veneree sono legate al nome dalla dea romana dell’amore, il termine medico “ermafrodito” è mutuato dal nome dall’illegittimo discendente di Hermes, il messaggero alato degli dei e di Afrodite ascendente greca di Venere.
La siringomielia è una malattia del midollo spinale che forma una cavità centrale allungata, che si dilata progressivamente: il nome indica “uno stretto canale allungato” ma è anche legato al nome della ninfa Syrinx (Siringa), tramutata in canna per sfuggire alle insidie amorose del satiro dio Pan. Tumori composti da formazioni tubulari sono chiamati siringomi.
La “sindrome di Monna Lisa” descrive una particolare paralisi spastica dei muscoli facciali che si sviluppa dopo una degenerazione con parziale ricostruzione del nervo facciale e conferisce al viso una contrattura che ricorda l’enigmatico sorriso che di Leonardo da Vinci ha dipinto per la Gioconda.
Anche la letteratura moderna ha fornito spunti alla definizione del nome di malattie: la “sindrome di Alice nel paese delle meraviglie” indica una particolare alterazione della crescita, frequentemente associata ad emicrania, che ricorda alcune situazioni in cui si viene a trovare l’interprete dell’omonimo racconto di Lewis Carroll, mentre con “sindrome di Cenerentola” si intende condizione psico-patologica sostenuta da un abnorme insicurezza con forte desiderio inconscio di essere accudita dagli altri.
Chi abbia la licenza di attribuire un eponimo è questione assai controversa: complesse descrizioni sindromiche vengono sintetizzate nel nome del primo scopritore, ma talora è lo stesso autore ad indicare l’eponimo per rendere omaggio ad un maestro o utilizzare un concetto ben noto per esemplificare un insolito aspetto della patologia umana.
Degli eponimi sono usati anche per descrivere delle osservazioni microscopiche. Una importante caratteristica diagnostica di alcune forme di tumori della tiroide è l’aspetto dei nuclei cellulari, che sembrano cerchi rotondi e vuoti (il termine tecnico è vacuolati): questo aspetto è detto di “nuclei ad occhi di Orphan Annie”. Il nome è derivato da un noto cartone americano, Little Orphan Annie appunto, che viene disegnata con grandi occhi rotondi e chiari.
All’inizio degli anni 50 il dr. George Papanicolaou, un  medico di origine greca che lavorava al New York Hospital, dimostrò che l’esame del muco cervicale poteva servire per prevenire i tumori dell’utero. Quell’esame venne chiamato Pap test dalle prime tre lettere del cognome dell’inventore ed oggi è ancora diffusamente usato in prevenzione oncologica.
Gran parte degli eponimi della letteratura medica sono legati a nomi maschili e per bilanciare un po’ il conto ho qui riportato soprattutto esempi riferiti a nomi di donne. E’ però indubbio che il più sorprendente fra gli eponimi in medicina riguardi la drammatica vicenda di una donna, Henrietta Lacks, che a 31 anni, nel 1951 sviluppò un cancro dell’utero, in particolare un adenocarcinoma dell’endocervice. Prelevando alcune cellule di quel tumore il dr. G. O. Gey dell’Università Johns Hopkins riuscì a produrre, con originali trattamenti, una coltura di cellule stabili, particolarmente resistenti, che non morivano. La prima “linea cellulare umana perpetua”, costituita cioè da cellule immortali, venne chiama HeLa dalle prime due lettere del nome e del cognome della donatrice involontaria. La linea HeLa è stata sottoposta a numerosi esperimenti per la ricerca sul cancro. Quelle cellule sono ancora vive, lo saranno ancora a lungo. Avrebbero oggi 80 anni se fossero legate alla data di nascita della sig.ra Lacks, che invece morì per il proliferare di quelle stesse cellule nel suo organismo 9 mesi dopo il prelievo.
Ma la storia della linea cellulare HeLa ha vissuto un altro capitolo verso la fine degli anni 80: impiegate ormai saltuariamente, le cellule immortalizzate erano conservate in incubatori con altre colture cellulari che vennero diffusamente contaminate ed invase dalle cellule HeLa, come lo furono gli organi della sig.ra Lacks. Il danno scientifico ed economico fu grande, i giornali americani parlarono di una “cospirazione delle cellule immortali”. Chissà se queste cellule sopravvivranno anche al loro nome…

(Pubblicato su Università Aperta, Fascicolo dicembre 2000, pag. 8)

 
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